LA NON AZIONE

C’è una “non azione” che è l’azione più saggia che possiamo fare, ma c’è anche una “non azione” che ha tutt’altra natura.

Ha la natura della “non fiducia” e scaturisce dall’incomprensione.

Non fiducia nella vita che ci chiede di agire e nella capacità che abbiamo di farlo proprio perché ce lo chiede.

E’ la non azione che scaturisce dalla paura di sbagliare e delle conseguenze che ne possono derivare.

 

Vi ricordate la parabola dei talenti utilizzata nel Vangelo da Gesù?

Il servo che per paura di perdere tutto e di incorrere nell’ira del suo padrone (di cui ha una immagine distorta) preferisce seppellire il talento invece di metterlo a frutto? Privandosi così dell’incontro con la vita e condannandosi alla sterile e spaventata attesa del ritorno del padrone.

La paura dell’imprevisto, che ci porta a rimanere fermi, a non procedere, a non scegliere.

A non produrre frutto, dal quale solo possiamo comprendere la natura dell’albero che siamo.

A volte davanti all’imbocco di una strada un esercito di pensieri, sempre più rigidi, più foschi, più agguerriti ci bloccano.

Un esercito di sé e di “ma”.

Pensieri pieni di paura.

Che ci fanno accontentare di ciò che abbiamo rinchiudendoci nel nostro “io minimo”.

Ecco allora che interviene la PRATICA DEL MINDFULNESS, che da qualche tempo ho iniziato ad interiorizzare.

La pratica del mindfulness può aiutarci a vedere questi pensieri, a notare la loro reale natura di impersonalità, impermanenza e sofferenza, e a lasciarli andare.

Può anche aiutarci a sostituirli con pensieri più gentili.

Così, aperti all’esperienza momento dopo momento, diventiamo consapevoli di una leggerezza e di una saggezza interiore che ci porta all’unica azione possibile, e non nella certezza che sia quella “giusta in assoluto”, ma nella convinzione che sia quella “salutare” in quel momento, accettando che ciò che può sembrarci utile oggi potrebbe un domani non esserlo più.

Non c’è un modo “giusto o sbagliato” di porsi davanti alle scelte, a volte esse sono facili, a volte sono difficili.

A volte abbiamo chiarezza, a volte no.

Non è molto importante.

Questa è la vita.

Chiederci di non sbagliare è chiederci di non vivere.

Non c’è nulla di male nello sbagliare.

Piuttosto ciò che ci distrugge e ci fa soffrire è la paura di sbagliare, non l’errore in sé.

Entrando in confidenza con questa paura, senza riserve e senza giudizi, possiamo permetterle di essere presente e contemporaneamente di non lasciarci guidare da lei.

Sbagliare va bene, sbagliare ci permette di crescere e capire ciò che è giusto e ciò che lo è meno.. per noi.

Praticando la consapevolezza possiamo imparare a capirlo e…. ad ACCETTARLO!

 

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