COSA SUCCEDERÀ DOMANI?

Cosa succederà domani?

Cosa succederà tra un settimana?

Tra 10 giorni, tra 15?

Cosa succederà una volta finito tutto?

Finirà tutto?

La situazione che ci siamo ritrovati a vivere non finirà tra quindici giorni. Nemmeno tra due mesi. Non ci sono ragioni razionali per pensare che possa finire presto, nonostante sia ciò  che speriamo tutti. La verità è che non sappiamo cosa succederà e  non siamo nemmeno in grado di evocare degli scenari possibili..

Proviamoci. Partiamo da cosa stiamo facendo adesso e ragioniamo.

Sappiamo ormai che il  nuovo coronavirus non è contenibile, come diventa evidente ogni giorno che passa e come stanno spiegando i più importanti epidemiologi i quali sostengono che lo prenderemo in tanti ( addirittura tra il 40 e il 70 per cento della popolazione mondiale) e per moltissimi di noi sarà semplicemente un’influenza. Il virus non è stato ancora debellato davvero nemmeno in Cina, dove sono rimaste in vigore per  settimane e settimane misure di isolamento pesantissime che in larga parte del resto del mondo sarebbe impossibile implementare.

Niente ci vieta di sperare in un miracolo ma credo che possiamo serenamente ammettere che lo scenario più probabile è che il virus continui a propagarsi, ogni giorno di più.

Sempre secondo gli esperti, il nuovo coronavirus probabilmente resterà in circolazione per gli anni a venire, unendosi agli altri coronavirus già noti, quelli che ci fanno venire di tanto in tanto la febbre e il raffreddore: noi nel frattempo svilupperemo anticorpi e vaccini, e col passare del tempo saremo quindi sempre meno esposti.

Col passare del tempo, però. Non adesso.

Il fatto che adesso il nuovo coronavirus sia, per l’appunto, nuovo, lo rende molto contagioso, molto più della normale influenza, perché non abbiamo ancora gli anticorpi per difenderci adeguatamente. Il fatto che attualmente non esista ancora un vaccino allarga ulteriormente il numero dei potenziali contagiati, molto più di quanto avviene con la normale influenza.

Siamo tutti molto più esposti al contagio. Il fatto che questo virus sia più aggressivo sulle vie respiratorie della normale influenza, infine, produce un rilevante aumento delle persone che richiedono un ricovero. La somma di questi fattori ha messo sotto enorme pressione gli ospedali, i reparti di rianimazione e terapia intensiva.

Le misure che stiamo adottando in Italia e nei paesi con i focolai più grandi, come Spagna, Francia, Regno Unito e molti altri  non servono a debellare il virus ( sarebbero servite tempo fa in questo senso) ma servono solamente a rallentare l’inevitabile allargamento dell’epidemia: a evitare di ammalarci tutti insieme, come purtroppo già sta accadendo da tempo.

Oltre al problema sanitario si deve però pensare ad un altro grande, grandissimo problema che ormai sta affliggendo la nostra nazione come molte altre: quello economico.

Covid-19 oltre che morte e strazio nelle nostre vite ha già provocato il parziale collasso dell’economia italiana, anzi..mondiale.

Chiunque tra di voi lavori per un’attività commerciale – come imprenditore o come impiegato – sa che razza di settimane sono state queste ultime.

Le aziende grandi e piccole stanno perdendo tanti, ma tanti, ma tanti di quei soldi che è molto difficile immaginare possano essere recuperati tutti quando tutto questo finirà. E siccome questo potrebbe impiegare un bel po’ a finire, nel frattempo molti rischiano di andare a gambe all’aria: vale sia per il piccolo ristorante del Paese che per l’industria automobilistica, sia per il libero professionista che per la compagnia aerea. Con tutti i loro dipendenti, collaboratori, fornitori, e le loro famiglie. Certi danni sono purtroppo irreparabili.

Altro che “Milano non si ferma”: capisco le buone intenzioni ma Milano si è fermata, come praticamente tutto il Paese.

Oggi le città italiane sono ormai irriconoscibili, così come lo sono gli aeroporti, le stazioni, i treni. Le piazze sono deserte, le strade anche…ci sarà un conto da pagare per tutto ciò.

In questi giorni siamo tutti giuristi, presidenti, epidemiologi e capi della Protezione Civile, e non facciamo altro che discutere di norme, leggi, ordinanze e limiti dei quali non capiamo il senso. Che senso ha riaprire le scuole tra sette o dieci giorni, che senso ha averle chiuse? Cosa sarà cambiato tra una settimana? Perché non possiamo fare sport all’aperto in solitaria? Perché non possiamo portare il cane a passeggio? Perché non possiamo passare da un comune all’altro senza doverlo giustificare? Perché dobbiamo fare la spesa utilizzando un carrello per una semplice scatoletta di tonno? Perché questo sì e quello no? Perché qui sì e lì no?

Il punto fondamentale da comprendere è uno, uno solo: dobbiamo rallentare i contagi ma non dobbiamo fermare l’economia.

Oggi come mai prima d’ora dobbiamo essere molto responsabili con i nostri comportamenti. Dobbiamo cercare in ogni modo di tutelare noi stessi, la nostra famiglia e il prossimo. Dobbiamo usare tutte le misure di sicurezza che possiamo, dobbiamo rispettare le norme che ci vengono date, ma non dobbiamo perdere la speranza, non dobbiamo perderci d’animo.

Per quanto non sarà semplice trovare un punto di equilibrio in questa assurda situazione, sono certa che lo troveremo.

Questa situazione deve diventare la nostra attuale NORMALITÀ.

Dobbiamo metterci in testa che oggi è NORMALE uscire di casa il meno possibile, viaggiare il meno possibile, riunirsi il meno possibile, rischiare il meno possibile. Il tutto a costo di tollerare l’atrofizzarsi delle nostre vite e quindi, pur di salvarle, anche le dolorose conseguenze che ne arriveranno. Certi locali chiuderanno. Le attività già in qualche difficoltà dichiareranno fallimento. Molte persone saranno licenziate. Molte persone saranno disperate e arrabbiate, con le conseguenze che possiamo immaginare.

Tutto questo dobbiamo farlo per noi e per il nostro Paese perché solamente grazie all’impegno e allo sforzo comune riusciremo ad uscire da questa assurda situazione.

Non sappiamo quando succederà, ne come succederà…

Magari ci vorranno ancora settimane, o magari mesi… o anni! Chi lo sà…

Se fossi veggente ve lo avrei già detto, ma visto che nessuno di noi lo è, almeno credo, dobbiamo solamente rimanere ancorati all’ultima briciola di speranza che abbiamo e rimanere positivi.

D’altra parte si sa, del domani non c’è certezza…

 

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